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TIESTE

di Lucio Anneo Seneca

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IMPORTANTE

Si rende noto che in esecuzione all’art. 3 del Decreto Legge 23 luglio 2021, n. 105, l’accesso allo spettacolo è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19, di cui all’articolo 9, comma 2, Decreto Legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87.
Ulteriori informazioni sono acquisibili accedendo ai seguenti siti web:
Ministero della Salute
Certificazione verde COVID-19

Si rende infine noto che è possibile, per i soggetti non muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19, richiedere il rimborso dei biglietti acquistati prima del 23/07/2021, data di entrata in vigore del DL 105/2021.
Il rimborso del biglietto va richiesto, entro il 5 agosto 2021, alla biglietteria del Festival oppure alla società Vivaticket, se acquistato presso quest’ultima.
Per l’inoltro della richiesta di rimborso si prega di utilizzare i seguenti stampati: pdf; word con moduli.


Spettacolo audiodescritto per il
pubblico non vedente e ipovedente


presenta

Giuseppe Pambieri e Paolo Graziosi

in

TIESTE

di Lucio Anneo Seneca

e con

Sergio Basile, Elisabetta Arosio
Roberto Baldassari, Vinicio Argirò

Adattamento e regia di

Giuseppe Argirò

Scene Jacopo Manni
Costumi Emiliano Sicuro
Musiche Vincenzo Incenzo

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Personaggi e interpreti
Atreo > Giuseppe Pambieri
Tieste > Paolo Graziosi
Tantalo|Corifeo > Sergio Basile
La furia > Elisabetta Arosio
Messaggero|Cortigiano > Roberto Baldassari
Il giovane Tantalo > Vinicio Argirò

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Durata dello spettacolo: 80 minuti
Numero atti: uno
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TRAMA
Nel Prologo l’ombra di Tantalo viene condotta a Micene da una Furia, dove deve seminare nuove discordie. Tantalo stesso ha orrore di ciò che sta per avvenire, tanto che preferirebbe ritornare “all’orrendo giaciglio della mia prigione”, ma è costretto a compiere ciò che gli è stato ordinato. Atreo medita vendetta nei confronti del fratello Tieste dato che gli ha usurpato il trono, costringendolo poi all’esilio, e gli ha insidiato la moglie Erope (mai designata con il suo nome nella tragedia); discutendo con un cortigiano manifesta la necessità di compiere un’atrocità che superi tutte quelle di cui si abbia avuta notizia sino a quel momento. Richiama così Tieste in patria, fingendo di volersi riconciliare con lui. Il fratello giunge ad Argo con i tre figli, felice di riabbracciare la propria patria ma timoroso per l’incolumità sua e dei suoi cari. Il figlio Tantalo, l’unico dei tre a parlare nel corso dell’opera, cerca di rassicurarlo, e lo stesso Atreo riserva un’ottima accoglienza al fratello. Tra i due sembra ristabilirsi la pace, ma il piano di Atreo è ormai pronto per essere attuato.
Poco tempo dopo un messaggero informa il Coro che la raccapricciante vendetta è stata portata a compimento: i figli di Tieste sono stati catturati per ordine di Atreo il quale li ha uccisi con inaudita ferocia per poi architettare un piano ancor più sadico e macabro: ha fatto cuocere i loro corpi fatti a pezzi e li ha imbanditi a una mensa per il padre, che sta ora mangiando le pietanze all’oscuro di tutto. Il misfatto è così terribile che il Sole inverte la sua orbita in pieno giorno e le costellazioni dello Zodiaco cadono dal cielo, sconvolte. Atreo propone al fratello un brindisi, ma Tieste si accorge che quello che gli porge nella coppa non è vino, ma sangue. Smarrito e spaventato, chiede dove siano i suoi figli. Atreo gli mostra le teste e le mani mozzate, e gli racconta tutto ciò che ha fatto. Dopo aver invocato scenari apocalittici, Tieste maledice il fratello: «Gli dèi della vendetta mi assisteranno: le mie maledizioni affidano a loro [i figli di Atreo] il tuo castigo!». La risposta di Atreo: «E il tuo castigo io l’affido ai figli tuoi!», chiude il dramma.

NOTE DI REGIA
Il Tieste di Seneca è una tragedia che affronta il tema della vendetta e dell’inganno rappresentando un connubio perfetto tra il potere e il male. Il testo declina la violenza in tutte le sue forme connesse al sopruso e alla prevaricazione, non solo una violenza simbolica e rituale, ma reale, volta all’affermazione autoritaria e al disprezzo di qualsiasi norma giuridica che regoli la convivenza civile.
L’affermazione dell’autoritarismo si respira in ogni piega della drammaturgia; l’invito iniziale della Furia viene infatti accolto da Atreo: “muoiano fede, lealtà e diritto”.
Seneca indaga quella primordiale lotta tra il bene e il male e descrive il ribaltamento di valori esistente in ogni totalitarismo che persegue il proprio disegno politico, sociale ed esistenziale.
L’odio familiare divora ogni cosa e rappresenta l’impossibilità di qualsiasi pacificazione sociale. La vicenda ruota infatti attorno alla vendetta di Atreo nei confronti del fratello Tieste che, tempo prima ha cercato con l’inganno di sottrargli il regno e di sedurre la moglie. Il legittimo re riuscirà a sventare le macchinazioni del fratello e a salvaguardare il trono ma non dimenticherà il tradimento, fingendo cosi una riconciliazione, inviterà Tieste a Palazzo e dopo averne ucciso i figli offrirà al padre un empio banchetto.
A raccontare questo crescendo di ritorsioni familiari sono Giuseppe Pambieri nei panni di Atreo e Paolo Graziosi nelle vesti di Tieste, una straordinaria e inedita coppia di attori depositari di un’alta tradizione teatrale.  Sergio Basile è l’ombra di Tantalo.
La banalità del male fa da sfondo alla tragedia dimostrando che la violenza non è solo originata dalle passioni incontrollabili ma spesso è frutto di un disegno razionale, spietato volto ad affermare il potere ineludibile e mostruoso del tiranno che non conosce ostacoli e rinnegando gli Dei si sostituisce ad essi affermando il culto della personalità e pretendendo l’acquiescenza del popolo. L’opera di Seneca, l’unica a non avere un modello greco corrispondente, è una tragedia senza catarsi e non offre alcuna redenzione ai personaggi che perdono ogni umanità dimostrando che la violenza e il disprezzo per la vicenda umana è un prodotto culturale determinato dal potere e dalla storia, che si ripete in modo inesorabile, non risparmiando nessuno.

 

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