• Chiusura Plautus Festival 2021
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PLUTO

di Aristofane

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IMPORTANTE

Si rende noto che in esecuzione all’art. 3 del Decreto Legge 23 luglio 2021, n. 105, l’accesso allo spettacolo è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19, di cui all’articolo 9, comma 2, Decreto Legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87.
Ulteriori informazioni sono acquisibili accedendo ai seguenti siti web:
Ministero della Salute
Certificazione verde COVID-19

Si rende infine noto che è possibile, per i soggetti non muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19, richiedere il rimborso dei biglietti acquistati prima del 23/07/2021, data di entrata in vigore del DL 105/2021.
Il rimborso del biglietto va richiesto, entro il 5 agosto 2021, alla biglietteria del Festival oppure alla società Vivaticket, se acquistato presso quest’ultima.
Per l’inoltro della richiesta di rimborso si prega di utilizzare i seguenti stampati: pdf; word con moduli.


Spettacolo audiodescritto per il
pubblico non vedente e ipovedente


presenta

Vito

con

Barbara Abbondanza
Camillo Grassi
Lorenzo Branchetti

in

PLUTO

di Aristofane

traduzione e adattamento di Pierluigi Palla

e con

Mirko Ciorciari, Alessandro Pieri,
Gabriela Pratico’, Daniele Romualdi

Costumi Davide Zanotti
Scene e grafica Maurizio Pieri
Luci e fonica Officina Teatro
Aiuto regia Valentina Lo Nigro
Direttore di produzione Annalia Bianchi

Regia

Gigi Palla

Con il sostegno di

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Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
dio Pluto > Vito
Penìa, la povertà > Barbara Abbondanza
Carione > Lorenzo Branchetti
Sicofante /Giovanotto / Coro > Mirko Ciorciari
Cremilo > Camillo Grassi
Bledissemo / Prete / Coro > Alessandro Pieri
Moglie / Vecchia / Coro > Gabriella Praticò
Giusto / Ermes / Coro > Daniele Romualdi

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Durata dello spettacolo: 90 minuti
Numero atti: due
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NOTE DI REGIA
Pluto è l’ultima commedia che ci resta di Aristofane. La critica appare concorde nel sottolineare il ridimensionamento dell’elemento comico, straripante in opere come Lisistrata e Rane, in favore di una espressione ironica maggiormente meditata e dolente.
E’ anche una commedia poco politica, evidenziando infatti una programmatica rinuncia a specifici riferimenti all’attualità ateniese, in favore dello sviluppo di una tematica più universale e di stampo sociale quale l’equa distribuzione delle ricchezze.
Un tema reso forse più sensibile ed emergente al tempo della sua ideazione a causa della crisi sociale generata dalla Guerra del Peloponneso.
Sono questi due elementi che ci hanno portato a pensare proprio al Pluto come ideale prosecuzione del nostro lavoro “estivo” sui classici greco-latini, iniziato due anni or sono con la messa in scena di Asinaria.
I punti di contatto tra le due opere e la conseguente sfida ci sono sembrati particolarmente motivanti: ancora una commedia considerata poco “ridanciana”, su cui provare a creare e sviluppare quei meccanismi del comico, che dovrebbero portare il pubblico al riso; e ancora una commedia “sociale” e “universale” che in quanto tale ben si presta ad essere calata in ogni contesto storico, (così come Asinaria, che, proponendo uno spaccato sul mestiere più antico del mondo, ci aveva consentito una rievocazione dell’epopea delle case di tolleranza nel periodo del ventennio).
Affrontare il conflitto tra ricchezza e povertà, che è antico quanto l’uomo, riflettere sul problema della ridistribuzione della ricchezza, che da sempre è stato motivo di confronto sociale, ci è parso di particolare necessità, soprattutto in questo periodo di crisi, con la pandemia che di fatto ha acuito ancor di più le differenze.
Di qui la scelta di Pluto, una commedia considerata “povera”, dalla coreografia semplificata, priva del consueto sfarzo corale, che rinuncia all’intermezzo (parabasi), probabilmente nel segno di una austerità che la società ateniese sta vivendo nel suo periodo post bellico.
Ma, ci chiediamo, sarà definibile ugualmente post bellico il periodo in cui riusciremo a portarla in scena, tornando finalmente allo spettacolo dal vivo?
Nel momento in cui progettiamo questo lavoro ancora non possiamo dirlo, mentre abbiamo sempre ben vive le immagini delle proteste dei lavoratori dello spettacolo che riconsegnano i loro bauli di lavoro nelle piazze delle più importanti città italiane.
Questo evento, questa immagine rappresenta l’ispirazione della nostra messa in scena, il suo motore di avvio: una sorta di rito funebre presenziato da Penìa (la povertà), che coinvolgerà gli attori della compagnia, prima di calarsi nei ruoli della commedia e tuffarsi nel vortice di un’azione scenica che proprio questo eterno conflitto tra ricchezza e povertà vuole affrontare.
La contemporaneità è dunque il contesto di riferimento della messa in scena, e non solo nel suo alludere alla condizione sofferente di un settore, quale quello dello spettacolo dal vivo, che più di altri ha patito le restrizioni del periodo pandemico, ma anche cogliendo quei continui spunti che ci riportano facilmente e felicemente alla cronaca della presente e nostrana realtà politica, fatta spesso di slogan, luoghi comuni e prassi a volte contraddittorie e che in quest’opera si offrono come appuntamenti troppo invitanti e bipartisan per non coglierne l’occasione di citarli e sorriderci su.
In fondo, mai come in questo nostro tempo presente, il dio denaro indirizza le scelte e le prassi degli individui e delle società, (con esiti a volte drammatici), e il suo potere è sempre più oggetto di analisi critiche, riflessioni e pensieri, come anche fonte di ispirazione per molte canzoni, (dagli Abba ai Pink Floyd, da Cabaret a Renato Zero) che faranno da colonna sonora allo spettacolo, accompagnando i diversi siparietti che, a guisa dei momenti corali mancanti in questa commedia, ne contrappunteranno l’azione.
Con l’obiettivo di creare uno spettacolo dinamico, sentito, contaminato e divertente, nel solco dell’insegnamento ricevuto dal maestro Franco Mescolini, di cui la Bottega del teatro cerca con passione di portarne avanti la missione, potendo contare, come in questo caso, sul prezioso e gentile contributo di Vito, attore molto stimato e direttamente conosciuto da Franco Mescolini.

Gigi Palla

 

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“Pluto” di  Aristofane è già andato in scena al Plautus festival nei seguenti anni:
•    1992: per la regia di Shahroo Kheradmand con Carlo Croccolo
•    2002: per la regia di Arnoldo Foà con Arnoldo Foà, Evelina Nazzari e Fausto Costantini

 

UFFICIO TEATRO

Giampaolo Bernabini
Istruttore Servizi Culturali e Turistici
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Tel. 0547 94901 - Fax 0547 95384
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Aperto dai primi giorni del mese di luglio fino al termine del Festival

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