• Plautus Festival 2022

FEDRA

di Jean Racine

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Spettacolo audiodescritto per il
pubblico non vedente e ipovedente


   

presentano

Marianella Bargilli e Fabio Sartor

in

FEDRA

di JEAN RACINE

con

Silvia SiravoLeonardo SbragiaAlessandro D’Ambrosi

e la partecipazione di

Paila Pavese

 

Adattamento e regia

Patrick Rossi Gastaldi

Costumi Daniele Gelsi
Musiche G. Holst, K. Weill, I. Pizzetti
Aiuto regia Stefania Masala
Assistente ai costumi Sara Arcangeli
Light designer Giorgio Rossi

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Personaggi e interpreti
Fedra > Marianella Bargilli
Teseo > Fabio Sartor
Enone > Paila Pavese
Aricia > Silvia Siravo
Ippolito > Alessandro D’Ambrosi
Teramene > Leonardo Sbragia
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Durata dello spettacolo: 90 minuti
Numero atti: unico
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Fedra è un personaggio assoluto, protagonista di una tragedia tra le più emblematiche di Jean Racine, ispirata ad un dramma di Euripide: moglie di Teseo, re di Atene, la regina si innamora perdutamente del figliastro Ippolito, che la respinge sdegnosamente causando l’atroce vendetta, l’accusa di averla sedotta. Il finale è doppiamente tragico, con la morte dei due protagonisti: Fedra suicida travolta dal dolore insopportabile, Ippolito maledetto ingiustamente, dal padre Teseo, travolto dal suo cocchio in riva al mare. Dramma dei sentimenti “oltre i limiti” e della colpa inconfessabile, Fedra rivive in una luce di straordinaria attualità, una tragedia che potrebbe svolgersi tranquillamente ai nostri giorni, pur portando con sé “brandelli di leggende vecchie di millenni”.

 

NOTE DI REGIA
Questa Fedra, cristiana del XVIII secolo e dei giorni nostri, è figlia di Minosse e Pasifae e nipote del Sole. Aricia, vivace, seducente, che acconsente alla fuga con Ippolito solo “con l’anello al dito”, è pronipote della Terra. Teseo, marito di Fedra, un bel giorno, è sceso al Tartaro per “disonorare il letto” di Plutone. Questo straziante dramma, che potrebbe ben svolgersi ai nostri giorni, porta con se brandelli di leggende vecchie di tre o quattro millenni.
Racine è immerso nel mondo antico, anzi mitico: le persone sono discendenti dai celesti, la terra e il cielo sono insieme congiunti. Vicina vigila la Morte. Il mito, si può forse dire, è realtà ardente. In quest’opera l’autore elimina il tempo. La passione di Fedra non si sviluppa: esplode. Essa non deve trasformarsi o percorrere corruzioni, può soltanto creare attorno a sé il vuoto perché in Racine tutti, salvo la Regina – Ippolito appena fracassato sulle coste fragorose, Teramene, Teseo, Aricia, Enone, lo stesso Nettuno il mostro invisibile – vivono il tempo necessario ad eccitare gli ardori, i furori, i rimorsi e i trasporti di Fedra che ci trapassa il cuore con i più nobili accenti di concupiscenza e rimorso che la passione abbia mai ispirato.
Qui gli Dei non sono che una pura proiezione delle sorti, delle passioni, delle istituzioni umane e la paura che i personaggi ne hanno è solo quella di loro stessi, di sé e degli altri. In scena una panchina e, di lato, in proscenio, un inginocchiatoio dove infine l’anima di Fedra paga confessando “la colpa” della passione, portatrice del male in ogni angolo del nostro bene.

Patrick Rossi Gastaldi

 

 

 

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